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Le PMI e l’e-commerce: marketplace o sito autonomo? La risposta varia a seconda dell’azienda, dei mezzi a disposizione e degli obiettivi. L’importante è esserci.

Nel 2019 integrare l’e-commerce tra i propri canali di vendita non è più un’opzione, ma una necessità imprescindibile. Come rivela uno studio dell’Osservatorio eCommerce B2c (Polimi), nel 2019 gli acquisti online di servizi e prodotti in Italia sfiorano i 31,6 miliardi di euro (+15%) e quelli da Smartphone valgono il 40% del totale. Parliamo del 7% del commercio in Italia, ma anche di 25 milioni di italiani che acquistano tramite Internet, con un raddoppio del giro d’affari rispetto al 2015.
 

articolo di Alessio Jacona
Quale che sia il settore in cui si opera, dall’Informatica & Elettronica (+19% nel 2019 e un valore complessivo di 5,3 miliardi di euro) all’Abbigliamento (+16%, 3,3 miliardi di euro), dall’Arredamento & Home living (+30%, 1,7 miliardi di euro) al Food&Grocery (+42%, 1,6 miliardi di euro) ai Giocattoli (+18%, 602 milioni di euro), la domanda non è se vendere online, ma come farlo nel modo migliore.
 
Innanzitutto, è bene precisare che per mettere in piedi il proprio negozio digitale esistono due approcci principali: si può costruire da zero un e-commerce avendo così la possibilità di progettarlo, personalizzarlo e gestirlo in piena autonomia. Oppure si può decidere di avviare l’attività di vendita online attraverso uno dei molti marketplace già presenti in rete, che offrono strumenti e servizi dedicati e che (cosa forse più importante) sono già punto di riferimento per molti potenziali acquirenti. In entrambi i casi serve includere nella strategia di vendita un approccio strutturato ai social networks, che oggi sono strumento irrinunciabile per stabilire una relazione con cliente oltre che per invogliarlo all’acquisto.
 
Ovviamente ciascuna delle due soluzioni menzionate porta in dote vantaggi e svantaggi, e sicuramente la scelta dell’una o dell’altra è condizionata da diversi fattori come budget a disposizione, dimensioni dell’azienda, target di riferimento, tipo di prodotto o servizio che si vuole vendere, obiettivi a breve, medio e lungo termine. 
Andiamo con ordine: intanto la buona notizia è che l’evolversi delle tecnologie e dei servizi digitali ha notevolmente semplificato non solo la gestione di un negozio di e-commerce proprietario, ma persino la sua creazione e personalizzazione in base alle esigenze di ciascun business. Per gli utenti meno esperti, ad esempio, ci sono servizi come Shopify o BigCommerce, piattaforme online che a costi accessibili forniscono tutti gli strumenti necessari per aprire un e-shop con procedure molto semplici, simili a quelle con cui si crea un account e-mail o un blog.
 
Gli utenti avanzati possono invece ricorrere a realtà opensource come Prestashop e Magento, le quali mettono a disposizione strumenti per il commercio online potenti, flessibili e relativamente facili da configurare: basta scaricare il software gratuito, caricarlo su servizi di hosting, configurarlo e aggiungere le funzionalità che si ritiene necessarie utilizzando i plug-in disponibili (gratis e a pagamento) e si è pronti per vendere. Altra questione è invece se ci sarà qualcuno intenzionato a comprare: se il vantaggio del gestire un e-commerce in proprio è infatti il pieno controllo di ogni aspetto dell’attività, la sfida in questo caso diventa riuscire ad attrarre potenziali acquirenti in “casa propria” ed invogliarli a comprare, assistendoli puntualmente in ogni fase della transazione. Un compito complesso che richiede strategie e risorse dedicate.
 
Se l’e-commerce è la versione digitale del negozio fisico, allora marketplace come Zalando e Privalia (per l’abbigliamento), AliExpress (per il mercato cinese), Etsy (per i prodotti vintage), Rakuten (per il mercato giapponese ed asiatico) o Amazon e Ebay (per qualsiasi prodotto), sono come le vie dello shopping nel centro città prima di Natale: ugualmente affollate di potenziali clienti e di esercizi commerciali che se ne contendono l’attenzione. Essere presenti in questi contesti comporta bassi costi di gestione ed espone ad un enorme traffico di utenti (teoricamente, perché molto dipende dal funzionamento degli algoritmi che gestiscono la visibilità dei prodotti), imponendo tuttavia limitazioni se si vuole costruire una propria identità definita ed esigendo commissioni sulle vendite.
 
Dati i due approcci distinti, nulla vieta tuttavia di utilizzarli entrambi per uno sbarco nell’e-commerce “a tappe”, per esempio sfruttando prima la facilità di utilizzo dei marketplace per accumulare esperienza e crescere una community di riferimento e poi, quando finalmente si è pronti a “scalare”, aprendo il proprio negozio virtuale indipendente. 
 
Ogni PMI è diversa è richiede un approccio “su misura”, che ne rispetti le peculiarità e ne esalti il valore, ma per tutte vale lo stesso principio: l’e-commerce è un’opportunità che merita di essere esplorata e (possibilmente) colta la volo.
Nel caso sia possibile citare queste realtà o sia macchinoso verificarne la possibilità, basta sostituire la frase evidenziata in giallo con “Allora i marketplace” e togliere la virgola.

Alessio jacona

Giornalista

Alessio Jacona, giornalista, si occupa di tecnologia, innovazione e nuovi media. Collabora fra gli altri con Wired, La Stampa, Corriere della Sera, l’Espresso, Mediaset per raccontare sia la trasformazione digitale in atto in ogni settore dell’attività umana, sia il suo impatto sulle nostre vite. Tra novembre 2012 e febbraio 2013 è stato inviato per la trasmissione E Se Domani, in onda su RaiTre. Dal 2018 collabora Mediaset realizzando servizi per trasmissioni come X-Style (Canale 5).

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